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martedì 22 marzo 2016

Fantastic Mr Fox: quando il nascosto emerge in superficie

Bonsoir mes chèrs!! Per il film di questa sera ho deciso di fare un salto indietro di sei anni e proporvi una delle animazioni più belle che abbia mai visto (candidato tra l'altro anche agli Oscar nell'apposita categoria). Senza dirvi di più ecco quindi Fantastic Mr Fox di Wes Anderson!
Mr Fox, Fantastic Mr Fox, è una volpe che ormai da tempo ha rinunciato alla vita spericolata fatta di furti per il bene della sua famiglia; ora si dedica alla carriera giornalistica non troppo soddisfatto tuttavia dell'attuale situazione e neanche della tana in cui vive con moglie e figlio. Decide così che è tempo di traslocare in un maestoso albero in cima a una collina che però è pericolosamente vicino ai tre più spietati agricoltori della zona: Boggins, Bunce e Bean i quali non vedono l'ora di sbarazzarsi di lui. Con la complicità dei suoi amici del sottosuolo e del nipote venuto in visita, che tra l'altro supera in simpatia e astuzia il figlio dello zio, Mr Fox mette a punto un piano non solo con lo scopo di rubare il cibo ai nemici, ma per sconfiggerli una volta per tutte. Per quanto diabolica sia l'impresa c'è pur sempre il rischio di perderci la coda...
Fantastic Mr Fox è il primo film d'animazione che Anderson realizza, scegliendo per l'occasione la tecnica della stop motion (ovvero il passo uno); l'opera si ispira al libro di Roald Dahl, un racconto per bambini, che sembra inoltre essere anche il primo romanzo posseduto dal regista e quindi dal forte valore affettivo.
Protagonista indiscusso è Mr Fox, volpe intelligente ma anche molto vanitosa che dopo aver scoperto di diventare padre lascia la carriera di ladro per il bene della famiglia diventando giornalista. Tuttavia lo spirito d'avventura non lo abbandona mai completamente e con il passare del tempo riappare sempre più prepotentemente. Il figlio Ash non sembra volerne sapere di seguire le orme del padre, anzi appare come un adolescente scontroso e irritabile costantemente schiacciato dal peso del genitore da cui vorrebbe solo un po' di ammirazione. Le cose peggiorano con l'arrivo del nipote Kristofferson che dimostra un'indole molto simile a quella di Mr Fox il quale lo prende subito in simpatia. A moderare tutti i diverbi familiari c'è l'unica figura ragionevole del gruppo: Mrs Fox, la sola capace di tenere a freno il marito nelle sue fantasticherie e a riportare l'ordine. Felicity Fox si dedica alla sua vocazione artistica, spesso associata da Anderson ai caratteri femminili nei suoi film. Insomma fin da subito si può vedere quanto complesse e attuali siano le problematiche familiari e come esse siano facilmente paragonabili a quelle di una qualsiasi famiglia media.
Altrettanto attuali sono anche le tematiche sociali; non solo Mr Fox e famiglia rischiano di rimanere senza casa a causa dell'ingordigia di pochi, ma addirittura un'intera colonia di animali che vivono nel sottosuolo. In qualche modo questa immagine, che si potrebbe definire come " massa di ceto medio-basso sottoterra vs. pochi e ricchi capitalisti sopra", richiama uno dei film più famosi della storia del cinema: Metropolis di Fritz Lang. La storia si ripete: per sopravvivere bisogna lottare, unire le forze e solo così l'equilibrio potrà essere ristabilito almeno parzialmente.
Questa è certo una storia per bambini, ma analizzata nel suo significato più profondo mostra come l'ingordigia degli agricoltori, ma anche dello stesso Mr Fox che vuole a tutti i costi vivere in una casa più lussuosa, porta sempre a delle conseguenze, spesso negative. I tre vengono derubati dei loro prodotti mentre la volpe perde la sua coda, vanto del passato, e a momenti rischia anche la vita. Alla fine le volpi capiranno che vivere sottoterra nelle tane è proprio della loro natura e spetta loro decidere se spostarsi da un'altra parte o rimanere lì consci dei pericoli; allo stesso modo i capitalisti impareranno a rispettare gli animali convivendoci.
Anderson con questo film mostra l'importanza degli equilibri familiari, sociali... a cui sempre nel suo cinema dà grande valore. Dietro un'animazione fortemente dettagliata e una storia rielaborata per renderla accattivante e ironica per tutte le fasce d'età nasconde riferimenti e sottigliezze che solo i più attenti colgono. 
A voi scoprirli!
                                                                                                                                      4 e mezzo 

domenica 24 gennaio 2016

Pocahontas: chi è il vero selvaggio?

Bonjour à tout le monde! Oggi vorrei parlarvi di un film che sicuramente tutti avete visto, chi per curiosità, chi perché ha figli o semplicemente perché vi piace il genere (come a me!), puntando però l'accento su un tema in particolare che più avanti vi svelerò... Intanto vi dico di che pellicola si tratta: Pocahontas, prodotta dalla Disney nel 1995.
Agli inizi del 1600 una nave inglese sbarca sulle coste dell'attuale Virginia, allora luogo selvaggio e incontaminato. Tra loro c'è John Smith, avventuriero alla ricerca di nuove esperienze più che dell'oro. Il luogo però non è completamente disabitato; quei boschi sono la casa della tribù indiana dei Powhatan che vive da anni in completa armonia con la natura rispettandone tutte le creature. John, inoltratosi un giorno nel profondo del bosco, incontra Pocahontas, principessa figlia del capo tribù; sarà lei a salvargli la vita e a mostrargli il senso profondo delle cose facendogli scoprire il rispetto per l'ambiente.
Pocahontas non è il classico film Disney su di una principessa che ha bisogno di essere salvata e cerca il principe azzurro. In linea con un'altro capolavoro della casa di animazione, La Bella e la Bestia, anche in questo caso viene mostrata un'eroina femminile dalla forte personalità, con uno spirito libero e fiera di essere ciò che è. Pocahontas sa perfettamente quello che vuole, è disposta a lottare fino in fondo per ottenerlo, ma al contempo rimane rispettosa nei confronti della tradizione (suo padre), della sua cultura indiana e soprattutto vive perfettamente in sintonia con la natura. Proprio con quest'ultima sembra intessere un dialogo implicito che non necessita di nessun tipo di parola. A guidarla nel suo percorso è Nonna Salice, un gigantesco e antico albero che possiede in sé lo spirito della nonna della giovane; è lei a consigliarla nei momenti difficili, a cullarla con i suoi lunghi rami e a consolarla. E' sempre lei a farle capire i sentimenti che prova nei confronti di John Smith e a mostrarle come entrambi siano solo due facce della stessa medaglia, due culture che necessitano di confrontarsi tra loro.
Quest'ultimo concetto viene mostrato da Pocahontas a John Smith attraverso una tanto semplice quanto profonda canzone, Colors of the wind, con la quale gli svela non solo chi è davvero dei due il selvaggio (inteso nel modo di comportarsi), ma anche e in particolare il senso della vita; ogni cosa in natura, animali, piante, rocce... ha un suo spirito, delle emozioni, che interagiscono con gli altri esseri. Vanno pertanto rispettati. Proprio a causa di tale divergenza di pensiero data dalle rispettive culture che li terrà separati l'amore tra i due non potrà avere un lieto fine, uno dei pochi casi in un film Disney in cui avviene, ma nonostante questo entrambi imparano comunque qualcosa che rimarrà a prescindere dalle strade intraprese. 
Il film è inoltre molto più realista di tanti altri, non nasconde lo scopo colonizzatore e di arricchimento che muove gli inglesi a scapito degli indiani; non cerca di cambiare la realtà dei fatti (come spesso gli sceneggiatori di casa Disney hanno fatto), si limita a mostrare due diversi punti di vista di due differenti culture su uno dei temi più importanti e attuali di sempre: la natura.
                                                                                                                                                    4 


venerdì 23 ottobre 2015

Inside Out: quando le emozioni escono allo scoperto

Bonjour à tout le monde! E' vero, è da quasi un anno che non scrivo più sul blog, non perché me ne sia dimenticata, anzi, ma un po' per imprevisti vari e un po' per "mancanza d'ispirazione" ho sempre rimandato fino ad ora. Adesso però sono pronta a tornare a postare con, spero, un po' più di regolarità...
Il film che ho scelto per il ritorno appartiene al genere che più preferisco in assoluto e, guarda caso, ha per protagonista proprio una creatura con il mio stesso nome (lo ammetto mi sento molto importante!)... Si tratta dell'ultimo lavoro realizzato dalla Pixar: Inside Out.
La storia fin da subito segue parallelamente lo sviluppo di due vicende: da una parte quella di Riley, la bimba attorno a cui ruota la vicenda, dal momento della sua nascita fino all'età attuale ovvero 12 anni, e dall'altra quella di Gioia, una delle emozioni, quella che guida le altre, presenti nella mente della bambina. Tutta la vita di Riley si svolge basandosi su ciò che le cinque emozioni, oltre a Gioia anche Tristezza, Disgusto, Rabbia e Paura, ritengono sia giusto per lei, proteggendola quando occorre e rendendola felice nella maggior parte dei casi. Ogni volta nella mente della bimba si crea un ricordo, associato al colore dell'emozione che l'ha scatenato, che viene raccolto da uno dei cinque e immagazzinato nella memoria a lungo termine per far sì che si creino delle piccole "città" interiori perfettamente funzionanti in cui tutto va bene e che rendono Riley felice.
Ma cosa succede quando contemporaneamente i genitori della piccola scelgono di trasferirsi e Tristezza decide di voler essere più partecipe nello sistemare i ricordi? Un disastro. D'un tratto tutte le sfere contenenti i ricordi della bambina si trasformano assumendo la connotazione triste dell'emozione che l'ha toccato e, di conseguenza si modificano alterandone la percezione avuta. A ciò si aggiunge il cambio di città con la conseguente perdita di amici e luoghi cari che mandano Riley in completo subbuglio e la portano a compiere gesti che mai avrebbe fatto.
Tocca a Gioia cercare di risolvere la situazione, ma non sarà sola perché avrà un'assistente che rivelerà capacità nascoste...
Tra tutti i film realizzati finora dalla Pixar questo è certamente il più complesso per struttura e contenuti; la domanda iniziale che si è posta il team prima di iniziarne la realizzazione, "se le emozioni avessero emozioni", ha dato origine ad un vero e proprio mondo interiore, con una sua complessa struttura organizzativa in cui se qualcosa va storto intoppa l'intero sistema. Le storie delle due protagoniste (Gioia e Riley) si svolgono, intrecciandosi, parallelamente e nessuna delle due può esistere senza l'altra; in questo modo si attua un continuo botta e risposta che modifica costantemente la situazione creando un dinamismo che non prevede punti morti. Ad un'azione ne corrisponde un'altra che crea un determinato esito, ma se nel frattempo una parte di tale azione subisce una modifica allora il finale sarà totalmente diverso da come doveva essere. Questo mostra come sia complicata la mente e la psiche umana, mostra come non ci sia un'unico modo d'agire, la strada da percorrere non è mai dritta ma piena di curve e incroci che ne cambiano costantemente la direzione. 
La scelta di focalizzarsi su cinque emozioni chiave rafforza tale complessità e dà vita ad una riflessione su ciò che si cela dentro ognuno di noi. La rappresentazione dei mondi interni a Riley è estremamente varia: si inizia dalla memoria a lungo termine in cui vengono raccolte tutte le sfere contenenti i ricordi, lunghe file di scaffali meticolosamente ordinati per poi passare a un mondo tutto colorato e sfavillante legato alla prima infanzia; si arriva così al mondo più pericoloso del pensiero astratto in cui l'immaginazione si realizza, fino al luogo dedicato alla produzione dei sogni e degli incubi. Esiste però anche un posto buio e cupo, il baratro della memoria nel quale finiscono i ricordi dimenticati che lentamente svaniscono. 
Tutte queste diverse realtà fanno parte di un unico, complesso ingranaggio: l'uomo. Esse lo guidano, lo condizionano (inteso nel senso positivo) e lo accompagnano nel suo percorso di crescita; non a caso nel finale si vede come il pannello di controllo usato dalle emozioni viene sostituito con uno più grande e con più comandi per sopperire alle future necessità. 
Non era per niente facile realizzare un'opera del genere senza scadere nella banalità o perdersi nella complessità dell'impresa; sicuramente il genere animazione permette di "osare" molto di più coinvolgendo qualsiasi fascia d'età che, secondo le proprie capacità, coglierà ognuno uno strato diverso della riflessione.
                                                                                                                                                    5 




sabato 7 giugno 2014

La bottega dei suicidi più amata al mondo!

Oggi, carissimi, c'è una novità! Doppio post tanto per iniziare e soprattutto il primo, quello che vi propongo qui di seguito, non l'ho scritto io bensì un qualcuno molto, ma molto appassionato di cinema che ha deciso di scrivere una recensione su un film che abbiamo visto l'altra sera. Sapevo che il film avrebbe colpito in pieno e che la conseguente recensione sarebbe stata anch'essa una bomba! Sono quindi molto felice di cedere per una volta lo scettro (ora devo stare attenta ho dei concorrenti!) e dare spazio a chi dedica il proprio tempo libero per scrivere di cinema. 
Della serie "piccoli critici crescono" ecco a voi il commento al film di Patrice Leconte La bottega dei suicidi.
In questo post pirata (Ringrazio Gioia per lo spazio) vi parlerò di un film d'animazione, La bottega dei suicidi. Il film racconta la storia di Alain e la sua famiglia proprietari, per l'appunto di un negozio in cui si trova tutto l'occorrente per andare all'altro mondo. In una città popolata da persone grigie, depresse e senza scopo, l'unico barlume di felicità viene trovata nella morte. Le cose cambiano con la nascita di Alain che con la sua felicità riuscirà a cambiare tutto il mondo.
Questa pellicola parla di un cambiamento interiore. L'entusiasmo (dal greco: [en] dentro [thèos] dio) di cui è portatore Alain modificherà l'esistenza di tutti... magari anche la vostra!
Film assolutamente da vedere
Non aggiungo nient'altro se non il giudizio finale in mini-me che credo rispecchi (forse un po' di più perché come avete capito Amo l'animazione!) quello di chi ha scritto la recensione e un grazie di cuore! 
                                                                                                                                                     5

martedì 27 maggio 2014

Animazione parte 3

Eccoci all'ultimo post dedicato all'animazione! Per offrirvi una prospettiva a tuttotondo mi sembra giusto parlarvi non solo di quella americana, più conosciuta per forza di cose, ma anche di quella europea e giapponese che stanno prendendo sempre più piede sul mercato mondiale. Non che prima queste ultime non fossero importanti o meno particolareggiate dell'altra solo erano meno conosciute per le leggi di commercializzazione in cui prevale il più forte. Ad ogni modo procediamo...
Animazione europea: non occorre dire che essa esiste fin dalla nascita della settima arte soprattutto grazie alle invenzioni di George Méliès, per quanto riguarda la Francia, e Giovanni Pastrone per l'Italia. Il vero sviluppo in entrambi i casi si ha però attorno agli anni '90 quando da realtà pressoché nazionali queste produzioni acquisiscono un riconoscimento anche a livello internazionale. 
Per la Francia grandi ideatori sono certamente Sylvain Chomet e Michel Ocelot. Del primo si ricorda L'Illusionista del 2010, film particolare perché prevalentemente muto. Accolto con recensioni molto positive e candidato ai più importanti premi il film di Chomet mostra l'incessante scorrere del tempo che non si ferma davanti niente e nessuno sottolineando l'ineluttabilità dell'esistenza umana. Ocelot è invece famoso per i lungometraggi che hanno come protagonista il piccolo Kirikù come Kirikù e la strega Karabà vincitore a Cannes nel 1998.
Ultimissimo esempio della crescente popolarità dell'animazione francese è invece la produzione franco-belga dello scorso anno, candidata all'ultimo Oscar Ernest&Celestine basato su un racconto per bambini. In questo tipo di film quello che prevale è la delicatezza dei disegni, delle tinte pastello volte a sottolineare un gusto che si rifà alla tradizione affidandosi alla tecnologia solo per la parte di montaggio.

Per quanto riguarda l'Italia il più famoso esempio di animazione attenta e ben strutturata è quello di Enzo d'Alò con il suo La gabbianella e il gatto del 1998. Tratto da un romanzo di Sepulveda mostra il rapporto di amicizia che si instaura tra due animali che per loro natura non sono affini, ma per istinto lo diventano. Nel nostro Paese, rispetto alla Francia, la produzione di film animati non ha ancora raggiunto il successo sperato, ma sta facendo notevoli progressi sia per quanto riguarda i contenuti che per lo stile. 

Altra grande potenza nel campo dell'animazione è il Giappone con un esempio su tutti: lo Studio Ghibli di Miyazaki e Takahata. Entrambi i registi, ma soprattutto il primo, convergono nelle loro opere gli stilemi tipici della cultura e della religione tradizionale; ecco quindi che shintoismo e buddismo si manifestano come precetto da seguire nella vita di tutti i giorni. Il rispetto della natura è condizione imprescindibile per vivere armoniosamente pena conseguenza disastrose; lo mostra chiaramente Miyazaki in tutti i suoi film, particolarmente in quello che considero il mio preferito Nausicaa della valle del vento del 1984. Differentemente dai suoi colleghi americani il regista preferisce servirsi di un'animazione fatta interamente a mano, disegnando uno per uno tutti gli elementi che compongono le sue opere mostrando quindi un attaccamento al lavoro manuale piuttosto che affidarsi alla tecnologia (solo in un caso ha usato la computer graphic). 

Suggeritomi invece da un'amica è quest'opera, tratta da un manga come la maggior parte degli anime giapponesi, che mescola musica e natura attraverso l'amicizia di due bambini. Per ulteriori approfondimenti in merito a questo film vi rimando al seguente link:
Il viaggio, generico sennò il prossimo anno sarei ancora qui a parlarvene, attraverso il complesso e vario mondo dell'animazione termina qui; spero vi porti a scoprire film e registi mai presi in considerazione per comparare stili e tematiche diverse!

domenica 25 maggio 2014

Animazione parte 2

Ieri vi ho introdotto l'animazione come genere cinematografico sottovalutato dalla maggior parte degli spettatori adulti e vi ho mostrato come esso si sia prevalentemente sviluppato dagli anni '30-'40 in poi con la tecnica del passo uno. Oggi continuerò parlandovi della sua evoluzione grazie alla tecnologia e all'uso del computer.
Prima però di passare all'animazione digitale voglio soffermarmi un momento su di un tipo particolare di animazione: quella con la plastilina. Essa infatti è tuttora utilizzata con risultati più che positivi che permette di ottenere personaggi semplicemente modellando dei blocchi di questo materiale. Naturalmente, come il passo uno, anche tale sistema richiede lunghe ore di preparazione e spesso, per alleggerire il carico di lavoro, vengono utilizzate parti in silicone prodotte in serie perché più leggere e precise nei dettagli. Un esempio, forse il più famoso, di film realizzato con la plastilina è quello di Peter Lord Galline in fuga.

L'animazione al computer... Essa inizia a diffondersi già negli anni '60 con l'avvento dei primi apparecchi, migliorando di pari passo con lo sviluppo tecnologico e con l'introduzione della grafica tridimensionale. Grazie al computer è quindi possibile creare vari tipi di animazione: in 2D le immagini sono modificate usando una grafica vettoriale che integra tutte le tecniche manuali sviluppate fino ad ora; oppure è possibile realizzare un'animazione 3D in cui il corpo solido nasce come modello digitale sotto forma di linee basilari per poi venire manipolato da un animatore.
Molto usata oggi è anche la motion capture non solo per film d'animazione ma anche per dare vita a effetti speciali particolarmente complessi presenti di solito in film fantasy o di avventura. Questa tecnica si avvale della registrazione del movimento del corpo umano grazie a dei marcatori posizionati sul corpo dell'attore. 
Una delle più famose case di produzione che usa la CGI (computer generated imagery) è senza dubbio la Pixar appartenente alla Disney. Essa è la prima ad aver realizzato un lungometraggio totalmente fatto con la computer graphic: Toy story nel 1995 di John Lasseter. Da quel momento in poi non si è più fermata e continua a creare film sempre più precisi e complessi nell'uso delle potenzialità digitali conquistando, ovviamente, premi su premi.

Tipologia particolare è invece quella della tecnica mista che combina cioè in un solo film attori in carne ed ossa con personaggi d'animazione. Esempio più noto è certamente Chi ha incastrato Roger Rabbit? di Robert Zemeckis del 1988. Al suo interno sono presenti tutti i maggiori personaggi animati delle varie case come Topolino e Paperino, Bug Bunny e Daffy Duck, Betty Boop, Picchiarello e tanti altri. Il lavoro, soprattutto durante le riprese risultò complesso, ma il successo fu garantito!

Ora non rimane che parlare dell'animazione giapponese ed europea per avere un confronto con questa, ma sarà argomento del prossimo post!

sabato 24 maggio 2014

Animazione parte 1

Oggi ho deciso parlarvi dell'animazione e non perché sia il genere che amo di più, ma perché troppo spesso viene sottovalutata. In questa prima parte mi concentrerò sull'animazione americana dagli anni '30 fino all'uso della tecnologia.
L'animazione viene infatti considerata come un genere prettamente indicato alla visione da parte di soli bambini, ma ciò non è vero perché esiste tutta una vasta gamma di film d'animazione unicamente dedicata alla visione adulta; oppure molto spesso una stessa opera può essere letta in una chiave se a vederla è un bimbo e in un'altra, più complessa, se è un adulto a fruirla. Non bisogna quindi sottovalutare tale genere perché offre vari spunti interpretativi che raramente gli altri stili hanno.
Naturalmente, come è successo per la commedia, ci sono vari modi di realizzare un film d'animazione, varie tecniche che si sono evolute pari pari con la tecnologia permettendo agli animatori una sempre maggior libertà creativa e facilità di realizzazione.
La prima tecnica con cui i cartoons (non cartoni! fate attenzione, dite piuttosto cartoni animati) sono stati realizzati è quella del passo uno o stop motion. In che cosa consiste? E' molto semplice: come dice il termine stesso ad ogni movimento corrisponde un disegno, quindi se si vuole far muovere un personaggio o un oggetto da un posto all'altro bisogna disegnarlo tante volte quanti sono i movimenti che esso fa per raggiungere la meta. Ne risulta che per realizzare un lungometraggio occorreranno centinaia di migliaia di disegni con un lavoro immane da parte degli animatori.
Il primo film creato con questa tecnica è, tutti lo conoscete, Biancaneve e i sette nani del 1937 creato e prodotto da Walt Disney. Fino a quel momento erano stati creati solo dei cortometraggi molto più stilizzati; in questo caso invece i personaggi assumono sia forma umana che animale e le loro caratteristiche sono ben delineate.

Tenete presente però che l'animazione è sempre esistita, fin dalla nascita del cinema, solo in toni molto stilizzati; è appunto dagli anni '40 che essa inizia ad avere una maggiore attenzione da parte degli studi di produzione che decidono di investire nel genere (con enorme successo direi). 
Accanto alla Disney infatti ben presto anche la Warner Bros e la MGM iniziano a sfornare prodotti principalmente interessati al pubblico dei più piccoli ma che neanche i grandi disdegnano; ricordiamo Bugs Bunny e Daffy Duck, Tom e Jerry e I Flinstones. Nonostante siano passati ormai più di sessantanni dalla loro creazione essi sono tuttora presenti sugli schermi di cinema e televisione pronti per incantare.
Il primo film d'animazione però che riscuote un notevole successo perché è il primo ad essere candidato all'Oscar nella categoria Miglior film è La Bella e la Bestia del 1991 sempre della Disney. Il lavoro fatto dal team di animatori, durato svariati mesi (giorno e notte) non ha paragoni e viene considerato come una pietra miliare di questo genere. 

Ad oggi, con la progressiva evoluzione tecnologica, nuove risorse sono state sviluppate e anche il lavoro di produzione di cartoons è diventato in qualche modo più "semplice".  Ma questo è argomento del prossimo post!