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martedì 2 febbraio 2016

The Martian: creare il grande dal piccolo

Bonsoir mes chèrs! Il film di oggi è completamente diverso da quello postato l'ultima volta, ma ha comunque qualcosa in comune: l'utilizzo delle proprie conoscenze per usufruire al meglio la natura. Dall'animazione mi sposto alla fantascienza e vi propongo un film uscito qualche mese fa che ha segnato il ritorno di Ridley Scott al suo cinema migliore. Eccovi dunque The Martian.
L'equipaggio di Ares 3 si trova in missione su Marte per una serie di studi, ma a causa di una forte tempesta uno dei componenti, Mark Watney, viene colpito da un detrito e separato dagli altri. Credendolo morto la squadra lascia il pianeta per fare ritorno sulla Terra; tuttavia Mark è ancora vivo e al suo risveglio scopre di essere rimasto solo, ferito e senza molti viveri oltre che mezzi per mettersi in contatto con la NASA. Realista circa le sue attuali condizioni e quelle di Marte stesso Mark sceglie di lottare e sopravvivere; fortuna vuole che sia un ingegnere meccanico e un botanico. Trova infatti un modo per coltivare l'arida terra del pianeta costruendo una serra e producendo letteralmente l'acqua per dare vita ad una coltivazione di patate all'interno del modulo in cui vive. Grazie a vecchi congegni della NASA, resti di precedenti missioni, Mark riesce anche a mettersi in contatto con la Terra che mette in atto un piano per salvarlo. E' una corsa contro il tempo che non manca di numerosi problemi a cui far fronte.
Per realizzare The Martian Ridley Scott si rifà al libro di Andy Weir L'uomo di Marte cercando di essere il più realistico possibile nella definizione di tutti e dettagli. Si affida inoltre ad una consulenza particolare della NASA che gli garantisce addirittura una équipe apposita per rispondere alle sue domande. Oltre a questo però il film, fantascienza a tutti gli effetti, si concentra in particolar modo sulla scienza mostrando come essa venga sfruttata dal protagonista per sopravvivere; dal nulla Mark riesce a ricreare una piantagione di patate (definendosi per questo il "miglior biologo del pianeta"!) che gli permetterà di prolungare il suo soggiorno su Marte in attesa di un qualche aiuto dalla NASA. Il pianeta rosso qui viene mostrato nella sua vera essenza: un luogo freddo e inospitale, desolato deserto di crateri solcato da forti venti che rende quasi del tutto impossibile viverci. Un posto insomma per nulla attraente in cui ricreare una "seconda vita" come da un po' di tempo a questa parte gli scienziati cercano di allettarci. La vera sfida che si combatte è tra l'uomo, solo, e un pianeta intero.
Scott gioca su quest'ultimo punto per ricreare dei rimandi al cinema del passato; le lunghe e solitarie escursioni di Matt Damon a bordo del rover ricordano molto le cavalcate nella Monument Valley dei cowboy di Ford, personalità solitarie chiamate a confrontarsi con l'immensità della natura.
Non c'è inoltre nessun intento di grandezza; tutto si concentra sulle possibilità e sull'ingegno di un singolo individuo che deve rimboccarsi le maniche e sporcarsi le mani perché nessuno lo salverà molto presto. Lo stesso spirito patriottico americano, che generalmente è simbolo di questo genere di film, viene ridimensionato; il regista mostra la NASA (uno dei maggiori emblemi dell'America) in forte difficoltà, indecisa sul come affrontare il "problema Mark" e costretta infine, causa insuccesso, a chiedere l'aiuto della Cina per mantenere intatta la sua facciata.
Mark-Matt diventa sì l'uomo dello spazio, ma rimane sempre un biologo prima di tutto, colui che ha creato qualcosa di piccolo ma necessario alla sua sopravvivenza da pressoché nulla, E' questo che vuole trasmettere Scott stesso: rimanere con i piedi ben piantati per terra volgendo lo sguardo all'universo.
                                                                                                                                      3 e mezzo 

martedì 4 novembre 2014

K-pax: chi è veramente l'alieno?

Bon soir! Lo so che ultimamente non ho scritto granché, ma però ho visto qualche film molto, molto interessante... oggi quindi ve ne propongo uno che, alla sua uscita, piacque ma solo agli spettatori più attenti e coinvolti nel tema trattato. Tuttavia è un'opera che non va assolutamente sottovalutata. Si tratta di K-pax da un altro mondo del regista Iain Softley. 
Prot, il protagonista, compare dal nulla nel bel mezzo della stazione ferroviaria di Manhattan, affermando di provenire da un altro pianeta, K-pax nella costellazione della Lira. Viene di conseguenza subito internato in una clinica psichiatrica e affidato alle cure del dottor Powell che si dimostra immediatamente interessato dalle affermazioni fatte dal paziente. Prot ha sembianze umane ma possiede conoscenze che vanno oltre a quelle fino ad ora acquisite dalla popolazione terrestre e lo dimostra rispondendo con estrema facilità a qualsiasi tipo di domanda postagli dal dottor Powell; anche quando si trova a doversi confrontare con i più illustri astronomi è sempre cento passi avanti. Non è però solo questo a contraddistinguerlo; ha anche un'influenza più che positiva sugli altri pazienti della clinica. Grazie ai suoi consigli tutti compiono notevoli miglioramenti. 
Le cose cambiano quando viene invitato da Powell a casa sua per il giorno dell'Indipendenza; tutto sembra andare per il meglio (Prot è anche un grande divoratore di frutta!) fino a che un rubinetto dell'acqua non viene aperto scatenando una violenta reazione in Prot. Il dottore sottopone il paziente a ipnosi per risalire alla causa della sua reazione e scopre una misteriosa vicenda nel suo passato legata ad un altro essere umano "Pete" che, guarda caso, è fisicamente identico a Prot. Convinto di aver scoperto la verità sull'extraterrestre il dottore mette alle strette Prot prima che ritorni sul suo pianeta, ma quest'ultimo lo stupirà ancora una volta...
Come dicevo prima il film non riscosse il successo dovuto alla sua uscita perché tratta temi non facilmente comprensibili da tutti; oscilla infatti costantemente tra il genere fantascientifico, richiami filosofici e teorie evoluzionistiche. Il regista, attraverso una delle conversazioni tra Prot e Powell, fa descrivere al protagonista le caratteristiche del suo pianeta ed i suoi abitanti; ne deriva che K-pax è un mondo in cui non esistono leggi perché tutti, dal bambino all'anziano, sono in grado di seguire la logica del giusto e del bene senza mai inciampare nel male e senza ricorrere a condizionamenti legali. Questo dice è stato imparato molti secoli fa. Di rimando però non esistono neanche convenzioni sociali: non ci si sposa, non si hanno figli propri e nessuno è più importante degli altri. Tutti si prendono cura di tutti senza fare distinzioni. 
Queste teorie filosofiche sull'essere pertanto richiedono un'analisi approfondita e non sempre possono essere condivisibili da tutti e ciò porta la pellicola a risultare di difficile comprensione per i più. Nonostante tutto essa è molto interessante per gli spunti che fornisce, non solo in campo filosofico, ma anche in quello astronomico (mi riferisco alla scena nell'osservatorio); sebbene le stelle attorno a cui orbita K-pax, e che gli astrofisici tentano da anni di trovarne l'esatta posizione, non esistano nella realtà sottolineano comunque una continua ricerca di tutto quello che l'universo contiene e di come ogni suo elemento sia in stretto contatto con il resto per dare vita ad un unico organico. 
Infine il film è interessante anche per un altro motivo che non va assolutamente sottovalutato: il lato "umano". Prot assume al suo arrivo sulla Terra sembianze umane pur mantenendo le sua facoltà ed è l'unico che riesce a trovare un modo valido per entrare in contatto con i pazienti della clinica psichiatrica in cui si trova arrivando persino a curarli o a dargli il giusto impulso che li porterà, col tempo, sulla via della completa guarigione. Incarna perciò quello che dovrebbe essere lo spirito del bene, scarsamente seguito dagli uomini ( non a caso dice che in tempi passati Cristo e Buddha hanno cercato di farlo, ma non sono stati compresi dal resto della popolazione). 
Probabilmente l'unica cosa che si dovrebbe insegnare a Prot è come mangiare una banana, per il resto bisogna imparare da lui. Che funga da esempio perché solo guardando il film ci si fermi a pensare con un po' più di attenzione a cosa conta veramente; bisogna trovare l'"uccello azzurro".         
                                                                                                                                    4 e mezzo